MICHELE RIZZO E VIRGINIA

Sognando il flamenco

Se leggi levriero, la prima cosa a cui pensi è alla sua eleganza.

 

Pensi ad un cane da compagnia di un anziano signore d’altri tempi col bastone, il cappello e un orologio a cipolla e forse ti sfugge che, invece, sono tanti, troppi, i levrieri che ogni anno, in Spagna, vengono atrocemente uccisi, talvolta lapidati o lasciati morire di stenti.

 

Servono fedelmente il galghero pur patendo la fame e i maltrattamenti, ma ad un certo punto a lui non servono più e vengono eliminati, così, perché non sono più idonei alla caccia e, più che un dono, per il loro padrone vengono a rappresentare un disonore.

 

Virginia arriva da Cormona, e no, lei non ha sentito suonare le note di un flamenco, non ha agitato forte la coda al ritmo intenso di una sevillana, e neppure ha percorso Calle Sierpes tenendo compagnia a chi si recava a comprare il giornale.

No.

Un bel giorno Virginia ha preso a non correre più così veloce come il suo galghero pretendeva, anche se sosteneva allenamenti massacranti ogni giorno. Un bel mattino le sue gambe lunghe e snelle non sono più state capaci di andare alla velocità del vento.

Virginia è stata abbandonata, dopo aver subito quel genere di violenze che non potrà più cancellare dalla sua memoria, né più filtrare ai suoi occhi grandi e buoni.

È stata raccolta sul ciglio di una strada perché, in una vita di disavventure, ha avuto almeno la fortuna di non essere massacrata, ma di fuggire, e di scampare così ad un destino crudele.

 

Eppure – e chissà se lei lo percepisce – la fortuna più grande è stata di chi l’ha incontrata, di chi ha l’immenso onore di condividere la quotidianità con la sua eleganza e con la sua voglia istintiva di credere ancora che, in fondo, non tutto è perduto.

 

Quali sono oggi le nuove abitudini di Virginia?

Come prima cosa, Virginia ha imparato che due braccia che si aprono davanti a lei hanno l’unica la funzione di stringerla forte, mai più di ferirla e, come seconda, che gambe snelle come le sue possono scivolare suadenti tra l’erba di un parco, essere anche solo adagiate su un cuscino di patchwork cucito apposta per lei.

 

A volte, si scopre talmente tanto ammirata per quelle cosce lunghe e sensuali per nascita da sentirsi quasi imbarazzata, nemmeno fosse una magnifica ballerina di flamenco.

 

Olè, Virginia.

 

Michele Rizzo per Faccia da Cane

Photo: Roberto Masiero
Copywriter: Eva Ravazzolo